domenica 25 novembre 2012

25 Novembre: Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne... I libri che ti aiutano a conoscere e capire.


Io chiedo l'indipendenza della donna, il suo diritto di mantenere se stessa, di vivere per se stessa, di amare chi e quanti vuole. Chiedo libertà per entrambi i sessi, libertà di azione, libertà nell'amore e nella maternità.
Emma Goldman, 1897


Sono ormai 13 anni che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 Novembre come la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività di sensibilizzazione.
L'Assemblea Generale dell'ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà (Colombia) nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leonidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.
Le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. L'assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia dominicana.
Nel solo 2012, in Italia, oltre cento donne sono state uccise da un uomo che nel 70% dei casi conoscevano e avevano anche amato: il marito o ex marito, l’ex fidanzato, l’ex compagno, il padre, un altro parente. Nel 2011 sono state 137, significa una donna uccisa ogni 2 giorni. 

Cercando in rete ho trovato moltissimi libri sull'argomento. Testimonianze, storie di vita vera e cruda, che trattano di tutti i tipi di violenza subita dalle donne.

Non so come questa vergogna possa finire.

Intanto vi propongo qualche libro sull'argomento.

La violenza domestica

In molti paesi della cosiddetta cultura occidentale avanzata, si continuano a registrare violenze in famiglia: le umiliazioni, il ricatto economico, l’abuso sessuale, il plagio, le percosse, addirittura l’omicidio. L’antica sopraffazione maschile sulla donna non scompare con l’avanzare del progresso, è divenuta solo più subdola e multiforme, in un malefico miscuglio di sesso, amore, dipendenza, colpa e potere. La famiglia è luogo costante di traumi e micro-traumi, perpetrati per lo più dagli uomini.
Il volume raccoglie una serie di contributi intenti a rievocare e illustrare il percorso e i motivi culturali, sociali e politici che hanno portato alla nascita dei Centri antiviolenza attraverso le testimonianze di chi, in Italia, ha contribuito alla nascita di questi Centri e di chi vi ha lavorato o tuttora vi lavora. 
Considerazioni sulle relazioni di genere concludono il volume lasciando il lettore di fronte all’interrogativo con - per ora - poche riposte: perché tanti uomini di diversa età, istruzione, estrazione sociale praticano violenza contro le donne? 


Donne che amano troppo



Perché amare diviene "amare troppo", e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. Donne che amano troppo, un bestseller che ha raggiunto il record di cinque milioni di copie vendute, offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell'uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e assoluta competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l'equilibrio dei sentimenti.


Volevo i pantaloni

Anna è una ragazza siciliana, che frequenta il liceo classico e che soffre una situazione di disagio per il maschilismo e l'ottusità mentale della famiglia e della società retrograda in cui vive. È sottoposta a regole sociali secondo lei ingiuste, come divieto assoluto a trucco e minigonne, e attenersi a rigide regole di comportamento, senza le quali una ragazza è sconveniente. Diventa amica di una compagna di scuola, che desidera emulare perché più libera e emancipata, va di nascosto a una sua festa dove conosce Nicola, un ragazzo che le piace e con il quale inizia una relazione. Il segreto non rimane tale a lungo, viene scoperta dalla famiglia, e, per punizione, segregata in casa dai genitori. Il comportamento di Anna diviene pubblico grazie ai pettegolezzi del paese e diviene oggetto di scherno e di vergogna al punto che la ragazza viene ritirata da scuola e mandata a casa di una zia. Quando quest'ultima lascia il marito, Anna rimane sola in casa con lo zio che tenta di violentarla. Tuttavia riesce a fuggire nella notte e trova la forza per fare denuncia. Tornata con i genitori accetta un matrimonio riparatore con Nicola. Anna, una volta incinta, si ripromette di non far vivere alla bambina le stesse umiliazioni, educandola con una mentalità aperta e progressista.


Una famiglia perfetta

Un padre dedito al lavoro, per procurare il benessere dei suoi cari. Una madre bella che vive per lui, punto di riferimento solido e incrollabile. Una figlia e un figlio educati e ubbidienti, che negli studi ottengono sempre il massimo. Dietro le apparenze di una famiglia perfetta si cela, però, tutta un’altra verità: l’immagine di serenità familiare è solo una maschera tenuta su da bugie pietose e omertà, e quel che sembra rispetto e affetto filiale è in realtà timore, e a volte terrore.
Diviso in due metà, separate da un significativo Intermezzo, il libro racconta, nei primi 12 capitoli in ordine sparso, alcuni episodi importanti nella vita dell’autrice, mentre nei successivi 12, in ordine cronologico, rilegge le tappe fondamentali delrapporto con il padre alla luce dei grandi temi dell’esistenza, come la separazione, l’amore, la morte, il lutto. È proprio il tentativo di rielaborare il lutto, non quello per la perdita del padre bensì il dolore di un’intera vita poco vissuta fino alla morte di lui, a spingere Silvia Ricci alla scrittura; ed è un percorso di liberazione condotto in maniera consapevole, tanto che, soprattutto nelle ultime pagine del libro, l’autrice si rivolge spesso al lettore, spiegandogli che ancora sta lottando per superare i traumi del passato e proponendogli argomenti di riflessione, quasi a voler cercare un sostegno in lui.
Attraverso le pagine di Silvia Ricci Lempen, conosciamo una famiglia come tante, unita però da un comune denominatore: la necessità di seguire le regole imposte da un’autorità maschile che conosce il solo mezzo della dominazione per ottenere dai familiari quel che vuole, che siano risultati eccellenti a scuola o la cieca sottomissione di una moglie pronta a seguirlo in tutto, in un rapporto reciproco di dipendenza caratteristico di ogni relazione basata sulla violenza psicologica. "Mio padre" scrive l’autrice, "non ha mai alzato un dito su di noi; eppure ci ha rovinato la vita".
Dalle sue parole emerge, però, anche la figura di un uomo prigioniero di se stesso: delle sue insicurezze, delle sue manie, della sua debolezza, della sua incapacità di costruire relazioni umane sincere e per questo in balia degli inganni che i familiari sono costretti a portare avanti per sfuggire, almeno qualche volta, a un clima domestico soffocante. È un padre che a suo modo ama i figli, che desidera il meglio per loro; che sembra adorare la sua bambina, pur non mancando mai di sottolineare quanto sia sgraziata e inadeguata. È un idealista che trasferisce i suoi sogni irrealizzati sul figlio maschio, destinato inevitabilmente a deluderlo per il solo fatto di voler scegliere la sua vita.
Riesce, alla fine, a scegliere la sua vita anche l’autrice, che sposa felicemente un uomo straniero e mette molti chilometri fra sé e la famiglia, pur tornando sempre, quando è necessario, a fare il suo dovere di figlia modello. Solo con la morte del padre inizierà però veramente a vivere e, svanito il simulacro degli ideali di perfezione, potrà confrontarsi con la sua vita e con i suoi veri desideri. Attraverso la scrittura.



L'odore di incenso



Daria è una ragazzina vittima di attenzioni sempre più insistenti da parte di alcuni adulti. Tra questi, esponenti del mondo ecclesiastico, aiutati dalla complicità della madre, si fanno sempre meno scrupoli e più pericolosi.
È una storia spietata, raccontata con grande maestria da Roberto Pati che, pur toccando temi oscuri e spinosi, non cede mai alla condanna facile e si addentra nella psiche dei personaggi sviscerandone i sentimenti.
Nella terra della taranta, come le dominazioni che si sono succedute, si mischiano e contaminano le vite delle persone coinvolte, generando a volte obbrobri e scempi, altre magnifiche cattedrali barocche.



Nel baratro della violenza


Elena è una bambina che ha avuto un’infanzia difficile. Nasce in una famiglia povera, la madre è costretta ad affidarla ai nonni paterni. Nella sua prima tenera età trascorre momenti sereni con i nonni. All’età di sei anni viene affidata ai nonni materni per volere della madre in punto di morte.
Da quel momento la sua vita sarà segnata da numerose sofferenze fisiche e psicologiche. Il male più profondo ed indelebile che segnerà per sempre la sua esistenza è la violenza carnale da parte di suo zio quando Elena era ancora una bambina di dieci anni.
Di quest'ultimo, un estratto:
"Un pomeriggio suo zio Tommaso la portò a casa della sua fidanzata per festeggiarne l’onomastico, si chiamava Orsola. Finita la cena, dopo le 22:00, tornarono a casa.
Elena era molto stanca e voleva andare subito a letto; suo zio, che aveva bevuto parecchio, chiamò la bambina e con uno strattone la spinse nella sua camera da letto.
In un angolo c’era un quadro della Madonna della Neve e la foto di Arona, la madre defunta di Elena. Era stato in quella stanza che la povera donna aveva spirato, esalando l’ultimo respiro.
Sua nonna aveva capito qualcosa e chiese a suo figlio:
“Che cosa stai facendo?”
“Affari che non ti riguardano.” Rispose lui.
Nel baratro della violenzaElena era impietrita, Tommaso girò la chiave nella serratura e rimasero soli. Lui cominciò a baciarla follemente su tutta la faccia, sugli occhi, sulla bocca e sui capelli.
La bambina, sbalordita da quella scarica di baci, cercava di evitarli scostando la testa e allontanando con le piccole mani le labbra avide di suo zio. La sua bocca emanava un cattivo odore di alcol, Tommaso era un gran bevitore di vino, liquori e birra. Elena non capiva il motivo di quel rapporto, una cosa che lui definiva gioco. In collegio non si faceva quel tipo di gioco, le suore le avevano insegnato ad essere timorosa e a vergognarsi del proprio corpo. Si chiedeva: “Che cosa fa? Perché è strano?”
In quel momento Elena si sentì invadere da un’ondata di paura, i suoi occhi erano rivolti alla foto della mamma. Era chiaro ormai che cosa voleva Tommaso; la bambina era in uno stato confusionale, le venivano in mente solo dettagli assurdi, che lei stessa non poteva comprendere, non in quel momento."



1 commento:

  1. tutti libri molto interessanti e che trattano un problema attuale e sopratutto una situazione che bene o male in tutte le famiglie si vive. perchè ci sono molti modi di fare violenza. complimenti per l'articolo! kisss

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