sabato 8 dicembre 2012

Natale d'autore: "Natale con l'insetto" - Alexia Bianchini

Eccoci giunti al primo appuntamento con Natale d'autore, iniziativa che vedrà per cinque sabati, cinque scrittori cimentarsi in un racconto che sarà pubblicato sul blog.
Un inizio alla grande quello di oggi, con la meravigliosa Alexia Bianchini, scrittrice poliedrica che riesce sempre a stupire con la sua originalità e i suoi colpi di scena. 
La copertina del racconto è realizzata dalla grafica e web designer Jess Boi.
Non mi resta che augurarvi buona lettura! 


Natale con l'insetto. 
Alexia Bianchini



«Maledetti insetti!» strepitò Ursula, schiacciandone uno.
Sulla veranda sembrava ci fosse stata un’invasione. Munita di spray velenoso si era divertita a massacrarli, ma ora la situazione stava degenerando. Pervasa dalla sensazione impellente di grattarsi guardò i cadaveri spiaccicati, le dimensioni di quei cosi orrendi era aumentata negli ultimi giorni.
Era il 24 Dicembre e faceva un caldo boia. Odiava il Natale, e invidiava chi aveva la possibilità di festeggiarlo al freddo, sotto una coltre di neve. Lasciò un messaggio sulla segreteria del suo agente, sicuramente in ferie con la famiglia, e si sdraiò sul retro della villetta singola comprata con il sudore di una vita. Svaccata, sulla vecchia sdraio arancio scolorito all’ombra del salice, cercò un minimo di frescura in un giorno appiccicoso e sgradevole.
Ursula era stata famosa per le sue ricette strepitose. Stava litigando da mesi per ottenere le royalty dell’ultimo libro, un successo planetario. Erano giorni che non si degnavano di risponderle al telefono. La chiamata si era conclusa con una sfilza di bestemmie.
“Quell’idiota è un incapace, e io sono stata un’idiota a fidarmi” meditò la donna, furibonda. La granita che si era preparata si era sciolta, l’incazzatura era all’apice.
Mentre parole ignobili erano versate dalla bocca, si accorse di essere stata aggredita per l’ennesima volta: piccoli invasori marciavano verso la porta del retro.
Presa la ciabatta al volo schiacciò più volte un paio di insettucoli bislunghi. Sembravano fasmidi, classici insetti stecco, ma più grandi e con molte zampe. Del liquido verdognolo le rimase sulla suola, un odore nauseabondo le colpì le narici.
«Schifosi bastardi» disse la vecchia, assestando un ulteriore colpo.
Chiuse la zanzariera e rientrò in casa. L’aria afosa e opprimente le comprimeva lo sterno. Tossì catarro, la raucedine galoppante si faceva sentire, ma il gusto della sigaretta era un vizio a cui non avrebbe rinunciato. In cucina trangugiò con ingordigia acqua dal rubinetto. Si guardò in giro compiaciuta, nessun insetto era mai comparso tra le quattro mura. Non c’era l’ombra di una ragnatela. Era tutto perfetto in quella casa comprata con il duro lavoro di chef. Per anni aveva lavorato nelle bettole, sottopagata. Il suo carattere irascibile non l’aveva certo aiutata a trovare posti migliori, sebbene le sue capacità fossero palesi. Era in gamba a fare dolci, ma dentro era amara come la scorzonera.
Gli uomini che aveva avuto nel suo letto li aveva schiacciati, domati o fatti letteralmente scappare a gambe levate. Di amici neanche a parlarne, nessuno era in grado di sopportare le sue frasi acide e la cattiveria gratuita. Erano anni che passava le festività natalizie in solitudine. Era solita comprarsi un regalo e lasciarlo sul tavolo, come unico indizio del Natale: niente albero, né cianfrusaglie religiose.
Dandosi un tono era riuscita a contenere il suo brutto carattere, giusto il tempo di infinocchiare un editore, non mostrando certo la sua natura egocentrica e psicopatica. Nemmeno l’agente si era reso conto di chi fosse la sua cliente. Solo quando iniziarono le presentazioni del libro, la vera verve di Ursula era esplosa davanti a un pubblico basito. Odiava la gente, odiava il mondo intero.
Si accasciò sul divano, cercando di smorzare il nervosismo. Prese il telecomando della televisione, sperando di non incappare in quelle odiose trasmissioni “tutte campane e sorrisi”, ma ricordò che non funzionava da una settimana. Aveva telefonato a un tecnico, ma come al solito lo aveva mandato a cagare senza mezzi termini. La cifra richiesta le era sembrata eccessiva. In quel momento rimpianse di non essersi comportata più educatamente.
Accese la radiolina sgangherata, sperando di non sentire i soliti canti natalizi che la innervosivano. Era stata la sua ultima spesa da Danny’s, il negozio all’angolo della via, luogo in cui le era stato gentilmente chiesto di non entrare più, dopo aver insultato una cliente con parole scurrili.
«Fanculo, vendono merda in quel posto!». Non funzionava più nemmeno quella, non c’era nemmeno un canale che trasmettesse della musica. Si udiva solo un fruscio odioso. Inveì contro tutti i santi in Paradiso quando l’occhio cadde sul pacco natalizio, non l’aveva ancora scartato. Si avvicinò al tavolo, ma venne attirata da qualcosa in movimento su uno scaffale della libreria di fronte. Si avvicinò furtiva.
«Maledetto!» sbraitò a denti stretti, prendendo in mano la ciabatta.
Stava per spiaccicare l’insetto, grande almeno un palmo, quando una strana musica riempì l’aria.
La melodia la lasciò stranita, rimase immobile a contemplare il fasmide. Si raggelò quando questi voltò la minuscola testa. Sembrò fissarla, le antenne si mossero frenetiche. Un attimo dopo scomparve, così come la nenia che l’aveva ipnotizzata.
«Che diavolo!». Ursula guardò di sbieco il suo regalo ancora intonso e si rimise la scarpa. Non era il momento di festeggiare, non con quelle bestiacce in giro. Si girò furtiva per casa, si sentì osservata, qualcosa non quadrava. Iniziò a grattarsi convulsamente la testa, il respiro si fece trafelato, stava entrando in ansia. Si convinse di aver avuto un’allucinazione, ma doveva accertarsi che la casa non fosse infestata. La sensazione che gli insetti le camminassero addosso la stritolò in una morsa.
Ebbe l’impressione di vedere nel riverbero della luce, tra il pulviscolo, piccoli parassiti volanti. “Pidocchi?” si chiese.
Pochi giorni prima aveva dovuto far entrare un esattore, quel tizio puzzava di sudore e continuava a grattarsi. Lo aveva cacciato fuori a spintoni, quando le aveva comunicato che a breve sarebbe partito un pignoramento per le troppe bollette non pagate. Ursula si convinse che fosse stato proprio lui a portar dentro casa le piccole bestie. Corse in bagno, con la luce dello specchio tentò di controllare se ci fossero uova sui capelli. Il prurito aumentò, con le unghie iniziò a scorticarsi la pelle. «Maledetti, maledetti!» continuò a ripetere.
Guardò fuori dalla finestra: non c’era anima viva. Prese la borsa, doveva comprare uno shampoo antiparassitario, ma ricordò l’ultima volta che era andata in farmacia, quando aveva insultato il farmacista, dandogli del cornuto. L’altra, aperta anche sotto le feste, era a cinque chilometri di distanza e avrebbe dovuto prendere l’auto, ma anche quella era fuori uso. Un mese prima aveva insultato quel grassone del meccanico. Tra ingiurie e bestemmie aveva dato il meglio di se stessa in quella puzzolente officina, giurando che mai ci avrebbe rimesso piede. E così era stato, ma l’auto era rimasta parcheggiata nel vialetto. Corse in cucina, alla ricerca delle forbici, doveva tagliarsi subito i capelli. Non riusciva più a evitare di grattarsi. Davanti allo specchio ci mise pochi minuti, le ciocche cadevano a terra, mentre con foga compulsiva tagliava senza badare alla linea.
Rimase alcuni minuti a guardarsi. Conciata così era orrenda, ma la sensazione di prurito parve affievolirsi. Si sciacquò le mani, l’occhio cadde a terra: sulle piastrelle bianche passeggiavano indisturbati insetti stecco giganti. Sbatté le palpebre e scomparvero, come fantasmi.
Deglutì e si guardò intorno, erano spariti sul serio. Il fiato accelerò, il fastidio alla cute ricominciò, riprese a grattarsi.
Aprì lo sportello del bagno in cui vi posava i detersivi e prese la candeggina, la guardò giusto il tempo di ricredersi, sebbene non riuscisse più a frenarsi.
Ai suoi piedi un tappeto di bestiacce si muoveva indisturbato.
Con in mano ancora il flacone uscì dalla casa di corsa. Lo scricchiolio sotto le suole le fece venire un conato di vomito. In ciabatte, con i capelli tagliati come una folle, si ritrovò in mezzo alla via. Non c’era anima viva. Vomitando parolacce a raffica corse verso l’incrocio. A quell’ora avrebbe dovuto essere affollato.
La gente iniziò a uscire dalle proprie abitazioni. Sembravano tutti stranamente calmi e impassibili. La stavano fissando. Avanzarono piano. Ursula era talmente presa dal prurito che se ne fregò altamente della situazione paradossale che le stava capitando. Voleva solo che il fastidio finisse, non le importava un fico secco del comportamento bizzarro della gente.
La circondarono. Gli insetti erano dentro i loro corpi, entravano e uscivano da una narice all’altra, alcuni addirittura dalla bocca, mentre le labbra s’increspavano in languidi sorrisi.
«Se ce lo permetterai, ti aiuteremo noi a stare meglio» le dissero in coro.
«Via, andate via! Cosa diavolo siete?» chiese, mentre continuava a grattarsi. La candeggina le cadde dalle mani, aveva bisogno di entrambe per sfregare la cute con maggior forza.
«Siamo venuti in pace, non temerci. Vedrai che dopo starai meglio, basta solo che tu accetti uno di noi come ospite, non sarà doloroso». Le stavano sorridendo, facce banali e occhi sbarrati come pupazzi comandati da una mente superiore. Quegli stessi vicini che l’avevano sempre detestata erano davanti a lei con sguardo amorevole. Quante volte aveva pensato di essere il fulcro dei loro pettegolezzi? E adesso eccoli lì, marci dentro ma gentili nei suoi confronti.
Il prurito non cessava, Ursula aveva le lacrime agli occhi, gocce di sangue scendevano dalla testa, rigandole il volto rugoso.
Aprì la bocca e sollevò il viso verso l’alto. Fece in tempo a vedere centinaia di piccola astronavi sospese nel cielo, poi un alieno le si insinuò nelle viscere.
«Bastardo d’un fantasma!» fu l’ultima frase che uscì dalla bocca della vecchia.
«Buon Natale Ursula» le dissero in coro, poi gridò con tutte le sue forze. Il contatto era stato doloroso, ma in pochi istanti tutto era svanito. L’anima di Ursula era andata chissà dove, quando la piccola creatura si era connessa al cervello, prendendone possesso.


fasmidi, comunemente chiamati Insetto Stecco. Phasmatodea, dal greco phasma, ossia fantasma.

* * * * * 

L'autrice: Alexia Bianchini, classe 1973, autrice di romanzi fantasy dalle venature dark. 
Con Ciesse edizioni ha pubblicato Minon, romanzo Dark Fantasy con Fiorella Rigoni.
Nel 2012 è stata pubblicata l’antologia D-Doomsday, curata al fianco di Claudio Cordella.
Ha pubblicato con Linee Infinite Editore il romanzo Scarn, la nuova era dei vampiri.
È in vendita come e-book la raccolta di racconti cyberpunk AlterEgo, edita da Edizioni Diversa Sintonia.  
Con GDS Edizioni ha pubblicato l’antologia Symposium, di cui è curatore. Sono disponibili in e-book le novelle Sibilla, visioni di morte e Il cerusico, due racconti horror.
Editor, articolista per Speechless. Curatore di collana per Ciesse Edizioni.
È direttore del  webmagazine Fantasy Planet e direttore editoriale della Lite-editions, fa parte della squadra che compone ST-Books, nuovo marchio editoriale della GDS nato dal sito di Scrittevolmente.com.
Da poco è uscito "Io vedo dentro te" romanzo di fantascienza.
Attualmente sta lavorando al seguito di Minon e a una graphic novel.

8 commenti:

  1. Mitica Alexia, davvero Incontri Ravvicinati di UN Certo Tipo ahhahahhah

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  2. be devo dire alquanto suggestivo e molto scorrevole, la sensazione di averli addosso era molto presente e assai fastidiosa, davvero complimenti!

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  3. Grazie a tutti ^___^
    Alexia

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  4. Mentre leggevo mi sono ritrovata più volte a grattarmi la testa... il potere della suggestione! :D
    Con tutto che odio gli insetti non ho potuto smettere di leggere. Complimenti!

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  5. Mi sto già grattando!!
    Bravissima!!!

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