venerdì 29 marzo 2013

Addio zio Vernon.

Quando cresci con una saga è normale affezionarsi a tutti i personaggi che ne fanno parte.
Anche quelli un po' antipatici, come lo zio Vernon di Harry Potter alias Richard Griffiths.
Oggi è una triste giornata per tutti quelli che hanno amato questo attore, alla giovane età di 65 anni è venuto a mandare in seguito a un'operazione al cuore.
Vogliamo onorarlo parlando di lui e proponendovi uno stralcio dal libro.



Figlio di genitori sordi, conosce molto bene la lingua dei segni BSL a una giovane età per poter comunicare con loro. 
Sviluppò anche un orecchio per i dialetti che in seguito lo fece sbarcare in diversi ruoli etnici. 
Si ritirò dalla scuola all'età di 15 anni e lavorò per po' come facchino, ma il suo capo finalmente lo convinse a tornare a scuola. 
Qui decise di frequentare una classe di teatro allo Stockton & Billingham College, una decisione che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
Dopo essersi diplomato, Richard interpretò uno spot alla BBC Radio. 
Lavorò anche in piccoli teatri, qualche volta recitando e qualche volta dirigendo. Si formò una precoce reputazione come interprete di ruoli comici in opere shakespeariane, fornendo rappresentazioni esilaranti di Enrico VIII e di diversi altri personaggi come Falstaff in Le allegre comari di Windsor con la Royal Shakespeare Company.
Alla fine si stabilì a Manchester e cominciò ad avere ruoli principali in alcune commedie. 
Da allora cominciò ad apparire in televisione e poi il suo esordio nel cinema con It Shouldn't Happen to a Vet (1975). I suoi ruoli più conosciuti sono stati in rappresentazioni sia contemporanee sia d'epoca come Gorky Park (1983), Shakespeare a colazione (Withnail & I) (1987), Sua maestà viene da Las Vegas (King Ralph) (1991), Cara, insopportabile Tess (Guarding Tess) (1994), e Il mistero di Sleepy Hollow (Sleepy Hollow) (1999).
Noto per la parte dell'ispettore Henry Crabbe, poliziotto disilluso e straordinario chef di trote, nella commedia poliziesca britannica Pie in the Sky. 
Ha anche fatto un'apparizione prolungata nella recente versione della BBC1 di Bleak House di Charles Dickens.



“Richard è stato al mio fianco durante due dei più importanti momenti (Harry Potter e Equus) della mia carriera fino ad ora; la mia prima ripresa in assoluto (Agosto 2000) è stata fuori da casa Dursley e lui mi ha fatto subito sentire a mio agio nonostante il mio nervosismo. Sette anni dopo abbiamo allestito e lavorato assieme per Equus: è stata la mia prima rappresentazione teatrale ed ero terrorizzato ma, con il suo incoraggiamento, con il suo humor e la sua ironia, Richard ha reso tutto ciò bellissimo e pieno di gioia. In effetti rendeva tutto più gioioso e brillante con la sua presenza, ogni posto in cui andava e ogni rappresentazione a cui prendeva parte. Sono molto orgoglioso di poter dire di aver conosciuto una persona così fantastica.”
Queste le parole di Daniel Radcliffe in seguito alla scoperta della morte del collega.

Vogliamo però ricordarlo non solo per Harry Potter, è stato un grande attore con una lunga serie di film all'attivo.

Filmografia


It Shouldn't Happen to a Vet (1975)
Breaking Glass (1980)
Superman II (1980)
Momenti di gloria (Chariots of Fire) (1981)
La donna del tenente francese (The French Lieutenant's Woman) (1981)
Ragtime (1981)
Britannia Hospital (1982)
Gandhi (1982)
Gorky Park (1983)
Greystoke la leggenda di Tarzan il signore delle scimmie (Greystoke: The Legend of Tarzan, Lord of the Apes) (1984)
Pranzo reale (A Private Function) (1984)
Shanghai Surprise (1986)
Shakespeare a colazione (Withnail & I) (1987)
Sua maestà viene da Las Vegas (King Ralph) (1991)
Una pallottola spuntata 2 e 1/2: l'odore della paura (The Naked Gun 2½: The Smell of Fear) (1991)
Tutta colpa del fattorino (Blame It on the Bellboy) (1992)
Cara, insopportabile Tess (Guarding Tess) (1994)
Il commediante (Funny Bones) (1995)
The Canterbury Tales (1998)
Austin Powers: La spia che ci provava (1999)
Il mistero di Sleepy Hollow (Sleepy Hollow) (1999)
Vatel (2000)
Harry Potter e la pietra filosofale (Harry Potter and the Sorcerer's Stone) (2001)
Harry Potter e la camera dei segreti (Harry Potter and the Chamber of Secrets) (2002)
Stage Beauty (2004)
Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban) (2004)
Guida galattica per gli autostoppisti (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy) (2005) - Voce
The History Boys (2006)
Harry Potter e l'Ordine della Fenice (Harry Potter and the Order of the Phoenix) (2007)
Ballet Shoes (2007) - Film TV
Racconti incantati (2008)
Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 (2010)
Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare (2011)
Hugo Cabret (2011)

Richard Griffiths da giovane
Televisione 

Nobody's Perfect (1979)
Whoops Apocalypse (1982)
Bird of Prey (1982)
The Cleopatras (1983)
Bird of Prey 2 (1984)
Ffizz (1987)
Pie in the Sky (1994-1997)
A Kind of Living (1988)
Hope And Glory (1999)
Gormenghast (2000)
Tlc (2002)
Bleak House (2005)
Episodes 1 episodio (2011)

Per ultimo vogliamo lasciarvi con uno stralcio del libro "Harry Potter e la Pietra Filosofale", in omaggio a Richard.

"Mr e Mrs Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante.  Erano le ultime persone al mondo da cui aspettarsi che avessero a che fare con cose strane o misteriose, perché sciocchezze del genere proprio non le approvavano. 
 Mr Dursley era direttore di una ditta di nome Grunnings, che fabbricava trapani. Era un uomo corpulento, nerboruto, quasi senza collo e con un grosso paio di baffi. Mrs Dursley era magra, bionda e con un collo quasi due volte più lungo del normale, il che le tornava 
assai utile, dato che passava gran parte del tempo ad allungarlo oltre la siepe del giardino per spiare i vicini. I Dursley avevano un figlioletto di nome Dudley e secondo loro non esisteva al mondo un bambino più bello. 
 Possedevano tutto quel che si poteva desiderare, ma avevano anche un segreto, e il loro più grande timore era che qualcuno potesse scoprirlo. Non credevano che avrebbero potuto sopportare che qualcuno venisse a sapere dei Potter. Mrs Potter era la sorella di Mrs Dursley, ma non si vedevano da anni. Anzi, Mrs Dursley faceva addirittura finta di non avere sorelle, perché Mrs Potter e quel buono a nulla del marito non avrebbero potuto essere più diversi da loro di così. I Dursley rabbrividivano al solo pensiero di quel che avrebbero detto i vicini se i Potter si fossero fatti vedere nei paraggi. Sapevano che i Potter avevano anche loro un figlio piccolo, ma non lo avevano mai visto. E il ragazzino era un'altra buona ragione per tenere i Potter a distanza: non volevano che Dudley 
frequentasse un bambino di quel genere. 
Quando i coniugi Dursley si svegliarono, la mattina di quel martedì grigio e coperto in cui inizia la nostra storia, nel cielo nuvoloso nulla faceva presagire le cose strane e misteriose che di lì a poco sarebbero accadute in tutto il paese. Mr Dursley scelse canticchiando la cravatta da giorno più anonima del suo guardaroba, e Mrs Dursley 
continuò a chiacchierare ininterrottamente mentre con grande sforzo costringeva sul seggiolone Dudley che urlava a squarciagola. 
Nessuno notò il grosso gufo bruno che passò con un frullo d'ali davanti alla finestra. 
Alle otto e mezzo, Mr Dursley prese la sua valigetta ventiquattr'ore, sfiorò con le labbra la guancia della moglie, e tentò di dare un bacio a Dudley, ma lo mancò perché, in quel momento, in preda a un furioso capriccio, il pupo stava scagliando i suoi fiocchi 
d'avena contro il muro. ‘Piccolo monello!’ commentò ridendo Mr Dursley mentre usciva di casa. Salì in macchina e percorse a marcia indietro il vialetto del numero 4. 
Fu all'angolo della strada che notò le prime avvisaglie di qualcosa di strano: un gatto che leggeva una mappa. Per un attimo, Mr Dursley non si rese conto di quel che aveva visto; poi girò di scatto la testa e guardò di nuovo. C'era un gatto soriano ritto sulle zampe 
posteriori, all'angolo di Privet Drive, ma di mappe neanche l'ombra. 
Ma che diavolo aveva per la testa? La luce doveva avergli giocato qualche brutto tiro. Si stropicciò gli occhi e fissò il gatto, che gli ricambiò l'occhiata. Mentre l'auto girava l'angolo e percorreva un tratto di strada, Mr Dursley tenne d'occhio il gatto nello 
specchietto retrovisore. In quel momento il felino stava leggendo il cartello stradale che indicava Privet Drive. No, lo stava guardando; i gatti non sanno leggere le mappe e neanche i cartelli stradali. Mr Dursley si riscosse da quei pensieri e allontanò il gatto dalla mente. Mentre si dirigeva in città, non pensò ad altro che al grosso ordine di trapani che sperava di ricevere quel giorno. 
Ma una volta giunto ai sobborghi della città, avvenne qualcos'altro che gli fece uscire di mente i trapani. Fermo nel solito ingorgo del mattino, non poté fare a meno di notare che in giro c'erano un sacco di persone vestite in modo strano. Gente con indosso dei mantelli. Mr Dursley non sopportava le persone che si vestivano in modo stravagante: bisognava vedere come si conciavano certi giovani! 
Immaginò che si trattasse di qualche stupidissima nuova moda. Mentre tamburellava con le dita sul volante, lo sguardo gli cadde su un capannello di quegli strampalati, vicinissimo a lui. Si stavano bisbigliando qualcosa tutti eccitati. Mr Dursley sentì montargli la rabbia nel constatare che ce n'erano un paio tutt'altro che giovani. 
Ma che roba! Quello lì doveva essere più anziano di lui, e portava un mantello verde smeraldo! Che faccia tosta! Poi però gli venne in mente che potesse trattarsi di qualche sciocca trovata. Ma certo! Era gente che faceva una colletta per qualche motivo. Sì, doveva essere proprio così. In quella, il traffico riprese a scorrere e alcuni 
minuti più tardi Mr Dursley giunse al parcheggio della Grunnings con la mente di nuovo tutta presa dai trapani. 
Nel suo ufficio, al nono piano, Mr Dursley sedeva sempre con la schiena rivolta alla finestra. Se così non fosse stato quella mattina avrebbe avuto ancor più difficoltà a concentrarsi sui suoi trapani. 
Lui non vide i gufi volare a sciami in pieno giorno, ma la gente per strada sì. E li additavano, guardandoli a bocca aperta, passare a tutta velocità, uno dopo l'altro sopra le loro teste. La maggior parte di quella gente non aveva mai visto un gufo neanche di notte. 
Ciononostante, Mr Dursley ebbe il privilegio di una mattinata perfettamente normale, del tutto immune dai gufi. Uscì dai gangheri con cinque persone diverse. Fece molte telefonate importanti e qualche altro urlaccio. Fino all'ora di pranzo, il suo umore si 
mantenne ottimo. A quel punto decise che, per sgranchirsi le gambe, avrebbe attraversato la strada per andarsi a comperare una ciambella dal fornaio di fronte. 
Aveva completamente dimenticato la gente con il mantello fino a che non ne superò un gruppetto proprio accanto al fornaio. Mentre passava, scoccò loro un'occhiata furente. Non sapeva perché, ma avvertì un certo disagio. Anche questi bisbigliavano tutti eccitati, ma di bossoli per la colletta nemmeno l'ombra. Fu passandogli accanto di ritorno dal fornaio, con in mano l'involto di un'enorme ciambella, che colse qualcosa di quello che stavano dicendo. 
 ‘I Potter, proprio così, è quel che ho sentito...’ 
 ‘... già, il figlio, Harry...’ 
 Mr Dursley si fermò di colpo. Fu invaso dalla paura. Si voltò a guardare il capannello di maldicenti come se volesse dire loro qualcosa, ma poi ci ripensò. 
Attraversò la strada a precipizio e raggiunse in tutta fretta il suo ufficio; intimò alla segretaria di non disturbarlo per nessuna ragione, afferrò il telefono, e aveva quasi finito di fare il numero di casa quando cambiò idea. Mise giù il ricevitore, si lisciò i baffi, pensando... no, era stato uno stupido. Potter non era poi un nome così insolito. Era certo che esistessero miriadi di persone chiamate Potter che avevano un figlio di nome Harry. E poi, ora che ci pensava, non era neanche tanto sicuro che suo nipote si chiamasse 
proprio Harry. Del resto, non lo aveva neanche mai visto. Avrebbe potuto chiamarsi Harvey. O Harold. Non c'era ragione di impensierire Mrs Dursley; se la prendeva tanto ogni volta che le si parlava della sorella! E non poteva darle torto: se l'avesse avuta lui, una sorella così... E tuttavia, quella gente avvolta nei mantelli... 
 Quel pomeriggio trovò molto più difficile concentrarsi sui suoi trapani, e quando lasciò l'ufficio alle cinque in punto era ancora talmente assorto che, appena varcata la soglia, andò a sbattere dritto dritto contro una persona. 
 ‘Scusi’ bofonchiò, mentre il poveretto - un uomo anziano e mingherlino - inciampava e per poco non finiva lungo disteso. Ci volle qualche secondo perché Mr Dursley si rendesse conto che l'uomo indossava un mantello viola. L'ometto però non aveva affatto l'aria di essersela avuta a male per essere stato quasi scaraventato a terra. Al contrario, il volto gli si illuminò di un largo sorriso e con una vocina stridula che destò l'attenzione dei passanti disse: ‘Non si scusi, mio caro signore, perché oggi non c'è niente che possa 
turbarmi! Si rallegri, perché Lei-Sa-Chi finalmente se n'è andato! Anche i Babbani come lei dovrebbero festeggiare questo felice, felicissimo giorno!’ 
A quel punto, il vecchietto abbracciò Mr Dursley cingendolo alla vita e poi si allontanò. 
Mr Dursley rimase lì impalato. Era stato abbracciato da un perfetto sconosciuto. Gli tornò anche in mente che quel tale lo aveva chiamato ‘Babbano’, qualsiasi cosa volesse dire. Era esterrefatto. Si affrettò a raggiungere la macchina e partì alla volta di casa, sperando di aver lavorato di fantasia, cosa che non aveva mai sperato prima perché non approvava le fantasie. 
Non appena ebbe imboccato il vialetto del numero 4 di Privet Drive, la prima cosa che scorse - e che certo non contribuì a migliorare il suo umore - fu il gatto soriano che aveva visto la mattina. Seduto sul muro di cinta del giardino. Era assolutamente certo che fosse quello della mattina: aveva gli stessi segni intorno agli occhi. 
‘Sciò!’ gli gridò Mr Dursley. 
Il gatto non si mosse. Si limitò a fissarlo con sguardo severo. Mr Dursley si chiese se normalmente i gatti si comportavano così. Cercando di riprendersi, entrò in casa. Era ancora deciso a non dire niente alla moglie. 
Mrs Dursley aveva avuto una buona giornata, in tutto e per tutto normale. A cena, gli raccontò per filo e per segno i guai che la signora Della-Porta-Accanto aveva con la figlia, e poi che Dudley aveva imparato una nuova frase: ‘Neanche per sogno!’ Mr Dursley cercò di comportarsi normalmente. Una volta messo a letto Dudley, se ne andò 
nel soggiorno appena in tempo per sentire l'ultimo telegiornale: ‘E infine, da tutte le postazioni gli avvistatori di uccelli riferiscono che oggi, sull'intero territorio nazionale, i gufi hanno manifestato un comportamento molto insolito. Sebbene normalmente escano di notte a caccia di prede e ben di rado vengano avvistati di giorno, fin dall'alba sono stati segnalati centinaia di gufi che volavano in tutte le direzioni. Gli esperti non sanno spiegare perché, tutt'a un tratto, i gufi abbiano modificato il loro ritmo sonno/veglia’. Lo speaker si lasciò andare a un sorrisetto. ‘Molto misterioso. E ora, la parola a Jim McGuffin per le previsioni del tempo. Si prevedono altri scrosci di gufi, stanotte, Jim?’ 
‘Francamente, Ted’ rispose il meteorologo, ‘su questo non so dirti niente, ma quest'oggi non sono stati soltanto i gufi a comportarsi in modo strano. Gli osservatori di località distanti fra loro come il Kent, lo Yorkshire e Dundee mi hanno telefonato per informarmi che, al posto della pioggia che avevo promesso ieri, hanno avuto un diluvio di stelle cadenti. Chissà? Forse si è festeggiata in anticipo la Notte dei Fuochi. Ma, gente, la Notte dei Fuochi è soltanto tra una settimana! Comunque, posso assicurare che stanotte pioverà’. 
Mr Dursley rimase seduto in poltrona, come paralizzato. Stelle cadenti in tutta la Gran Bretagna? Gufi che volano di giorno? Gente misteriosa che si aggira dappertutto avvolta in mantelli? E quelle voci, quei bisbigli sui Potter... 
 Mrs Dursley entrò in soggiorno portando due tazze di tè. Non c'era niente da fare: doveva dirle qualcosa. Si schiarì nervosamente la voce. ‘Ehm, Petunia, mia cara... non è che per caso hai sentito tua sorella, ultimamente?’ 
Come aveva previsto, Mrs Dursley assunse un'aria esterrefatta e adirata. In fin dei conti, erano abituati a far finta che non avesse una sorella. 
‘No’ rispose seccamente. ‘Perché?’ 
‘Mah, non so... al telegiornale hanno detto cose strane’ bofonchiò Mr Dursley. ‘Gufi... stelle cadenti... e oggi, in città, un sacco di gente strampalata...’ 
‘E allora?’ sbottò Mrs Dursley. 
‘Niente, pensavo soltanto... forse... qualcosa che avesse a che fare con... hai capito, no?... con lei e i suoi’. 
Mrs Dursley sorseggiò il tè a labbra strette. Mr Dursley si chiedeva intanto se avrebbe mai osato dirle di aver sentito pronunciare il nome ‘Potter’. Decise che non avrebbe osato. E invece, con il tono più naturale che gli riuscì di trovare, disse: ‘Il figlio... dovrebbe avere la stessa età di Dudley, non è vero?’ 
‘Suppongo di sì’ rispose Mrs Dursley, rigida come un manico di 
scopa.  ‘E, com'è che si chiama? Howard, no?’ 
‘Harry! Che poi è davvero un nome volgare, se proprio lo vuoi 
sapere’. 
‘Eh già’ disse Mr Dursley con il cuore che gli si faceva pesante come il piombo. ‘Sono proprio d'accordo’. 
Salirono in camera per andare a dormire senza più dire una parola sull'argomento. Mentre la moglie era in bagno, Mr Dursley si avvicinò guardingo alla finestra della camera da letto e sbirciò fuori, nel giardino. Il gatto era ancora lì. Stava scrutando Privet Drive, come se aspettasse qualcosa. 
La sua fantasia galoppava troppo? Tutto questo poteva avere qualcosa a che fare con i Potter? Se sì... cioè, se veniva fuori che loro erano parenti di una coppia di... be', non credeva proprio di poterlo sopportare. 
Si misero a letto. Lei si addormentò subito, ma lui rimase lì steso, con gli occhi sbarrati, a rigirarsi tutto quanto nella mente. 
L'ultimo, confortante pensiero che ebbe prima di addormentarsi fu che, se anche i Potter avevano veramente qualcosa a che vedere con quella faccenda, non era affatto detto che dovessero farsi vivi con lui e sua moglie. I Potter sapevano molto bene quel che lui e Petunia pensavano di loro e di quelli della loro risma... Non vedeva proprio come potessero venire coinvolti, di qualsiasi cosa si trattasse - e qui sbadigliò e si girò dall'altra parte - la cosa non poteva riguardarli..."



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