lunedì 4 marzo 2013

Gusto e sapere: Baudelaire e il vino.


Cosa accade quando gusto e sapere si mescolano in un mix che coinvolge tutti i sensi?
La nostra nuova rubrica si propone proprio questo, cogliendo i riferimenti culinari presenti nei libri.
Con la vista potremo leggere gli articoli, con l'olfatto sentire i profumi delle bevande e dei cibi proposti, con il tatto assaggeremo e gireremo le pagine, con l'udito sentiremo lo sfrigolare e con il gusto finalmente li assaporeremo.
Siete pronti a immergervi? 


Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere. – Charles Baudelaire

Charles Baudelaire, considerato uno dei più importanti poeti del diciannovesimo secolo.
Innovatore del genere lirico, nonché anticipatore del Decadentismo.
Considerato tuttora precursore della poetica e della filosofia nei confronti della società, dell’arte, dell’essenza dei rapporti tra esseri umani, dell’emotività, dell’amore e della vita che lui stesso aveva definito come Modernismo.
Sua è la silloge di cui parliamo oggi.
I fiori del male è una raccolta lirica scritta tra il 1821 e il 1867. La prima stesura fu pubblicata nel 1857 e comprendeva centoventisei poesie divise in sei sezioni.
L’opera venne immediatamente censurata perché la forma poetica e i temi trattati fecero scandalo.
Nel 1861 uscì una nuova versione, dove Baudelaire rimosse le liriche accusate e le sostituì con altre.
Il lirismo delle opere unito agli sfondi surreali si traduce nello stereotipo del poeta maledetto, chiuso in se stesso, venerando i piaceri della carne e traducendo la propria visione del mondo in un’infinita sofferenza.
Il titolo di quest’opera riassume a pieno l’idea di bellezza del poeta francese.
Il male, come il bene, ha i suoi fiori e le sue bellezze.
I fiori del male esprimono dunque la vita secondo Baudelaire, divisa nelle seguenti sezioni: Spleen et Idéal, Quadri Parigini, Il Vino, Fleurs du Mal, Rivolta, La Morte.

La scelta di questo libro, oltre che per le bellissime poesie, è avvenuta anche per addentrarci nel connubio vino e libri.
Un’intera sezione dell’opera è dedicato al vino.
Partendo dall’anima di esso, per arrivare a chi del vino ne fa uso: gli amanti, il solitario, l’assassino e gli straccivendoli.
Vi deliziamo con un piccolo componimento tratto proprio da I fiori del male.

L’anima del vino.

Una sera l'anima del vino cantava nelle bottiglie: «Uomo, caro diseredato, io ti lancio, dalla mia
prigione di vetro e dalle mie vermiglie chiusure, un canto pieno di luce fraterna! So bene quanta
fatica, quanto sudore, quanto sole cocente ci vuole, sulla collina che arde, per darmi vita e anima:
ma non sarò né malevolo né ingrato, perché provo una gioia immensa quando scendo nella gola
d'un uomo sfinito dal lavoro, e il suo caldo petto si fa dolce tomba dove mi trovo assai meglio che
in una fredda cantina.
Non odi risuonare i ritornelli domenicali e la speranza che bisbiglia nel mio seno palpitante? I
gomiti sul tavolo, le maniche rimboccate tu, felici, mi glorificherai; io accenderò lo sguardo della
tua donna affascinata; ridarò forza e colori a tuo figlio: sarò, per questo fragile atleta della vita, l'olio
che rassoda i muscoli dei lottatori.
Ti scenderò dentro, ambrosia vegetale, grano prezioso gettato dall'eterno Seminatore, perché dal
nostro amore nasca la poesia, che verso Dio spunterà come un raro fiore!»

Vi consiglio vivamente la lettura di questo libro, magari mentre assaporate un buon Barbera del Monferrato in un calice di media grandezza a temperatura 16-18 °C.

colore: rosso rubino più o meno intenso.
odore: vinoso.
sapore: asciutto o leggermente abboccato, mediamente di corpo, talvolta vivace o frizzante.

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