sabato 2 marzo 2013

Speciale: "Le Magie di Omnia" - estratti dai libri.


1 Libro

CAPITOLO UNO
QUESTO LIBRO

Poggio Moiano, Terra

«Signor Direttore!» esclamò la donna di mezza età mentre gli andava in- contro a braccia spalancate.
L’anziano schivò l’abbraccio e tirò dritto, nascondendo lo sguardo irritato sotto la tesa del cappello in feltro nero.
Non era il direttore della Casa del Fanciullo da più di vent’anni e non si poteva dire che fosse stato un dirigente scolastico memorabile. Perché gli ex-studenti si ostinavano a salutarlo?
L’ex-direttore infilava un passo dietro l’altro mentre gli giravano in testa pensieri alquanto bizzarri: se Voldemort avesse potuto leggere in anticipo la saga di Harry Potter, sarebbe stato sconfitto comunque? Oppure anche i Signori Oscuri imparano dai propri errori? E Frodo? Sarebbe riuscito a di- struggere l’anello se Sauron fosse stato a conoscenza della trilogia di Tolkien?
Ovvio che se la perfida Strega dell’Est avesse letto, nero su bianco, che le sarebbe piombata una casetta di legno in testa, si sarebbe spostata.
Pensò che, meglio di una seconda possibilità, c’è solo quella precedente la prima, l’occasione zero, per così dire.
l vecchio si fermò di fronte alla libreria Gulliver e sogghignò: al di là di quella soglia c’erano scaffali e scaffali traboccanti di occasioni zero.


2 Libro

CAPITOLO UNO
LA VISITA

Ho giurato che non avrei più scritto una parola su Omnia,
ma poi è stata distrutta,
e ho dovuto rompere la promessa.


Lo scaccia-spiriti tintinnò all’improvviso, ma non avvertii alcun soffio di vento o brusco spostamento. Tintinnò e portò nella mia stanza un’omniana.
Tra flutti di fumo nero emerse una figura slanciata, vestita di scuro, un abito lungo con qualche dettaglio luccicante. Nella penombra vidi brillare i capelli viola intenso che le scendevano sulle spalle morbidi e sinuosi.
Capii subito che era un essere magico, perché gli omniani, nel momento in cui compaiono sulla Terra, emanano sbuffi scintillanti come tappeti rico- perti di brillantini che vengono sbattuti al sole.
«Ciao», mi disse. Io non risposi. «Dite così no? “Ciao”» aggiunse. «Sì, diciamo così. Ma di solito a persone che conosciamo. Noi ci conosciamo?» «Sono Atena, e vengo da Omnia». Abbozzai un sorriso. Che ci faceva Atena nel mio studio? Alfa e Omega avevano promesso che mi avrebbero lasciato in pace. «Cosa ti porta qui, Atena? Non è proibito contattare i terrestri su Omnia?
Oppure le cose sono cambiate?» «Tutto è cambiato, adesso.» Il tono con cui lo disse mi preoccupò. Che intendeva? E perché lo stava raccontando proprio a me? Che Lycaon avesse modificato il corso della storia con il mio libro? Di nuovo?
Mi sedetti alla scrivania e fissai Atena in cerca di una spiegazione.
Lei si avvicinò al tavolo. Il fruscio ovattato dello strascico la accompa- gnava come un corteo silenzioso. Si chinò fino a entrare nel cono di luce della lampada da tavolo. Vidi meglio il suo volto, pallido, gli occhi scuri e segnati, le pupille dilatate, la bocca sottile e contratta.
«Mi devi aiutare, Fabio Cicolani» disse in un sussurro.
Il mio nome, detto con quella voce, scandito con cura e riverenza, mi provocò un brivido. Non si era rivolta a me come a un uomo insignificante di un piccolo paese sulla Terra, parlava all’autore delle Magie di Omnia, come se non esistessi al di là di quello che potevo fare per lei.
Scostai il libro e la fissai. Nelle iridi galleggiavano pagliuzze dorate, piccoli riflessi di magia.


3 Libro
PROLOGO

«Chi sei?» «Non ha importanza, tanto fra un minuto sarai morto». Egokeros non sembrò affatto scalfito da quell'affermazione, si limitò a sostenere il suo sguardo con quegli occhietti porcini, due fessure nere al centro della faccia spigolosa. La testa grossa sembrava staccata da quella montagna d'uomo a torso nudo e con la pelle bianca striata in modo innaturale, come fosse pietrificato. Indossava soltanto una specie di gonnone nero a pieghe, lungo fino ai piedi.
L'Oscuromante si guardò attorno. La caverna in cui aveva trovato la sua vittima sembrava uno scavo sotterraneo. Le pareti di roccia erano puntellate da grosse travi alte fino al soffitto, le pareti erano spigolose e taglienti, di tutte le sfumature di grigio possibile. La poca luce che illuminava quella grotta era data dai grossi bracieri in marmo sistemati in modo casuale in giro per la caverna. Ombre nervose e allungate si muovevano tra le rientranze, pronte a intervenire, come soldati in trincea.
«State pronte» sibilò. «Chi sei?» ripeté Egokeros spazientito. «Perché ti nascondi qui? L'Imperatrice non ti protegge dalla Tempesta?» «Questa è la mia protezione, la terra» «Ma hai la scheggia...» «È per questo che mi ucciderai?» «Sì». Egokeros abbassò la testa e si mosse con passo pesante. A ogni movimento le spalle si alzavano e abbassavano come se sollevarle fosse una fatica immane. A ogni colpo del piede la terra tremava, come un tamburo. L'ultimo passo martellò il lastricato e questo rispose come fosse stato una membrana elastica, le pietre si sollevarono spinte da una forza centrifuga, esplodendo in direzione dell'Oscuromante.
L'uomo congiunse le mani senza scomporsi, serrò le palpebre e i sassi si bloccarono a mezz'aria un istante prima di investirlo con i loro spigoli taglienti. Riaprì gli occhi di scatto e allontanò i palmi: un groviglio di scie scure si dipanò dalle linee della mano formando un piccolo vortice che si espanse fino a diventare una sfera. Le scie divennero tentacoli filiformi che afferrarono le pietre sospese e le avvolsero fino a inglobarle completamente. Come fossero state di fumo, si dissolsero, alimentando i tentacoli che si gonfiarono e sferzarono l'aria con un sibilo agghiacciante. Le spire volarono in direzione di Egokeros e iniziarono a frustarlo con veemenza. Il corpo dell'uomo veniva scalfito ripetutamente e rilasciava una piccola nuvoletta di polvere grigia.
Una tempesta di sabbia si sollevò dal terreno e lo avvolse come un bozzolo. Quando la sabbia precipitò a terra, di Egokeros non c'era traccia.


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