giovedì 4 aprile 2013

"Morire dal ridere" un horror umoristico di Antonietta Usardi


"Ci sono moltissimi luoghi di culto a questo mondo: chiese, moschee, basiliche, templi, pagode. Per quanto spesso si differenzino per architettura, stile, decorazioni e divinità venerate, hanno due elementi fondamentali che inevitabilmente le accomunano.
Per prima cosa, sono l’indubbio centro di un traffico di preghiere, soldi e richieste più o meno lecite.
In secondo luogo, tutte promettono ai propri fedeli uno sfavillante aldilà, consacrando così la vita a un valore
intrinseco dell’esistenza (il nostro imperativo “non uccidere”, per esempio).
Per conseguenza logica, la vita dell’individuo e, in alcuni casi, anche quella di tutte le altre specie viventi,
costituiscono un fondamentale principio di ogni credo, un bene da difendere a ogni costo ma, contraddizione ammirevole, perfettamente sacrificabile solo in nome di un comune obiettivo di natura metafisica.
Questo almeno in linea generale.
L’unica eccezione alla suddetta regola, nella mia città, si trova proprio a pochi passi dal mio portone, nel cuore della Chinatown milanese, stretta tra un karaoke bar e un ristorante di cucina asiatica: una ex chiesetta valdese sconsacrata e riconvertita a bottega."


“Morire dal Ridere”, della 011 Edizioni è l'opera prima di Antonietta Usardi, la quale ci trasporta piacevolmente nella Chinatown di Milano, il quartiere Paolo Sarpi, per farci conoscere un negozio molto particolare, Una volta e per Sempre, che produce e vende oggettistica per suicidi.
In questo luogo surreale, in cui realtà e fantasia si mescolano, troviamo una famiglia convinta che l’esistenza non offra altro che dolore e disperazione ed un bambino, con un nome da rivoluzionario, deciso a dimostrare che la vita può offrire molto altro. 



Trama: Milano. La famiglia di Vincent e Amelia gestisce da molti anni a Chinatown un
negozio per suicidi e nella vita non sembra vedere altro che dolore e sofferenza.
Un giorno di ottobre piomba nella pace domestica il nipote, il piccolo Robespierre, amante della vita, che con tutto il candore dell'infanzia si propone un'attenta e scrupolosa opera di ottimistico sabotaggio ai danni dell’attività degli zii.

"Il giorno in cui il piccolo Robespierre arriva a bottega è una soleggiata mattina autunnale, di quelle che da queste parti capitano una volta ogni tanto durante l’anno.
Il bambino, cinque anni compiuti il primo aprile, porta in dote, come unico bagaglio, una valigia di velluto nero da cui sbuca un indecoroso pigiama giallo canarino, una borsa piena di libri da colorare, una lettera per gli zii, che da quel momento in poi saranno i suoi tutori legali fino alla maggiore età, una chioma arruffata di riccioli color carota dalla sfumatura impresentabile e un sorriso così beato stampato sulla faccia che nemmeno il Signore Iddio l’ultimo giorno della creazione."



L'autrice: Antonietta Usardi, milanese di nascita, si dedica da anni con passione alla scrittura e si occupa con successo di MilanoMagazine, giornale online dedicato a tutte le novità e a tutti gli eventi in città (www.milanomagazine.wordpress.com

A presto con la recensione!

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