venerdì 17 maggio 2013

Racconto "Alla luce della luna" di Katy Policante


Alla luce della luna

Incipit: "Era una notte buia a tempestosa, si dice che le storie migliori inizino così, o con il più classico “C’era una volta”.
Nel mio caso però non può essere utilizzato, quello che sto vivendo è purtroppo nel presente, questo orribile presente che mi è caduto addosso come un macigno, facendomi ricordare di quanto il destino si diverta a prendersi gioco di ognuno di noi.
Tutto sembrava andare per il meglio, il lavoro mi gratificava e all’orizzonte c’era aria di promozione.
Non litigavo con nessuno dei miei parenti da ben tre mesi ed ero felicemente single.
Tutto fino a quella notte.
Ero appena uscito dal pub dopo una serata tra amici, la pioggia scrosciante batteva sui finestrini della mia auto.
A un tratto i fari individuarono qualcosa sulla strada, fermai la macchina, scesi e mi avvicinai.
Ciò che vidi mi sconvolse…"

Una ragazza seminuda giaceva inerme sull’asfalto lucido e scivoloso. Aveva i vestiti in brandelli e varie escoriazioni sulle braccia e sulle gambe. Il rosso acceso del sangue stava a dimostrare quanto le ferite fossero recenti.  Tentai di sentirle il battito cardiaco, posandole due dita sul collo. Il ritmo era debole, ma ancora costante, così d’istinto la presi in braccio. Volevo portarla all’ospedale più vicino. Era leggera come una piuma, ma l’esile corporatura sembrava celare dei muscoli sodi  e ben allenati. La sentii gemere sommessamente e così rallentai i miei movimenti. In fin dei conti non avevo idea di che traumi potesse avere né di cosa potesse esserle successo con preciso. La adagiai sul sedile con cautela, lasciandomi travolgere da un profumo di vaniglia e di orchidea che nemmeno la pioggia aveva potuto cancellare. Era invitante e dolce, ma allo stesso tempo selvaggio ed esotico. La ragazza aprì gli occhi con indolenza più che con fatica, come si risvegliasse da un pisolino pomeridiano piuttosto che da un evento traumatico.
«Ciao.»
Mi sforzai di sorriderle per rassicurarla. La distanza tra noi avrebbe dovuto sorprenderla, se non spaventarla. Invece, con mia grande sorpresa, appoggiò la guancia al sedile, raggomitolandosi in posizione fetale, e richiuse gli occhi, sospirando. Sembrava stesse sognando tranquillamente, a tal punto che le labbra si piegarono in un dolce sorriso. Ciondolai  la testa, notevolmente indeciso sul da farsi. Era ferita, anche se in modo superficiale, ma non sembrava scossa, né bisognosa di assistenza. Cercai di svegliarla per capire in che razza di situazione mi fossi andato a cacciare. Le toccai la spalla con delicatezza, scuotendola.
«Ehi… bella addormentata?»
Sospirò e si sistemò meglio sul sedile, aprendo su di me due pozze verdi smeraldo, come il sottobosco di una foresta pluviale. Allungò le gambe, stiracchiandosi e poi riportò i piedi sul sedile, abbracciandosi le ginocchia. Aveva delle movenze eleganti, quasi feline, che mi colpirono. Sembrava che ogni muscolo fosse pronto a scattare, che mi stesse guardando come fossi una preda e non il suo casuale salvatore. Quell’inversione di ruoli mi eccitò inaspettatamente.
«Ciao bellezza.»
Sorrisi sghembo a quel nomignolo e strinsi il volante tra le mani, come se stessi per immettermi in una curva pericolosa.
«Che ti è successo?»
Guardò per un attimo verso il cielo stellato oltre il finestrino e sussurrò con rassegnazione.
«Nulla.»
Cercai di soffocare una risata che affiorò traditrice sulle mie labbra.
«Perdonami, ma non sembra proprio che non ti sia successo nulla. A meno che tu non abbia l’abitudine di andare in giro seminuda e ferita.»
«Può essere, no?»
«È uno scherzo? Oppure sei un’amante del sesso estremo?»
Mi guardò dritta negli occhi con un guizzo di sfida.
«Quale versione preferiresti?»
«Senti, sei molto carina, ma…»
Non riuscii a finire la mia frase che me la trovai vicinissima, tanto da sentire il suo alito caldo infrangersi sul collo. Mi allontanai, ripristinando un minimo di distanza tra noi. Non la conoscevo, in effetti. Poteva essere sotto l’effetto di qualche droga oppure far da esca per accalappiare ignari passanti  e poi rapinarli con l’aiuto di qualche complice.
« Non ti preoccupare, ho già mangiato.»
La sua voce era melliflua e i movimenti lenti e sensuali. Fingevo calma e sicurezza, ma quella situazione mi stava mettendo a disagio. Dovevo trovare il modo di farla scendere, senza offenderla, oppure di portarla ovunque desiderasse. L’importante era riuscire a liberarmi di lei e uscire da quella situazione d’empasse. La sua lingua arrivò a lambirmi mentre ero ancora ingenuamente preda dei miei pensieri. Fui attraversato da un brivido intenso, più assimilabile alla paura che all’eccitazione. Tentai di spostarla gentilmente, posandole le mani sulle spalle.
«Senti, come ti ho già detto, sei molto carina, ma io non sono il tipo da…aaahhh!!»
Mi portai d’istinto una mano alla base del collo e premetti, come se davvero potessi fermare il bruciore.
«Mi hai morso? Sei pazza!»
La ragazza si passò fiera la lingua sulle labbra, assaporando il mio sangue come fosse una primizia rara. Poi tornò, quasi guaendo dal piacere sul suo sedile, guardandomi di sottecchi. Sfoderava un sorriso malizioso, mentre sentivo uno strano calore diffondersi nel mio corpo. Sembrava partisse dalla periferia, da ogni capillare, per alimentare un incendio impetuoso nel mio centro vitale. Il cuore iniziò a pompare impazzito, colto da un’aritmia frenetica, mentre ogni fascio muscolare cominciò ad acquisire volume.
«Che cosa mi hai fatto?»
«Te l’ho già detto, bellezza. Non ho fame, mi sono già saziata. Per cui, visto che ti sei dimostrato così gentile con me, ho pensato di tenerti.»
Il mio respiro sembrava farsi sempre più corto e l’aria nell’abitacolo iniziò a scarseggiare. Annaspai tentando di uscire, ma le mie mani erano preda di un tremore ingestibile.
«Che significa? Cosa intendi con “tenermi”?»
«Tenerti in vita, bellezza. Tenerti con me, trasformandoti.»
La fissai inorridito e, per la prima volta, notai particolari che prima avevo trascurato. I suoi zigomi erano molto pronunciati, la pelle sembrava scura, quasi coriacea, mentre gli occhi erano allungati, orientaleggianti. La pupilla era ridottissima, quasi verticale, mentre la leggiadria di ogni suo movimento mi ricordò ancora una volta l’eleganza dei grossi felini. Il tremore passò dalle mie mani a tutto il mio corpo, mentre le orecchie iniziarono a rombare. La fronte mi si imperlò di sudore, mentre la stoffa dei miei vestiti si lacerò. Sentii la ragazza mugolare di piacere, come se fosse nel bel mezzo dell’estasi e mi voltai di scatto. I suoi occhi splendevano di riflessi dorati, mentre odorava l’aria a cercare il profumo del mio terrore. Si avvicinò con cautela e mi sfiorò la guancia con la sua, piegandosi a baciare la conca sulla mia gola.
«Sai di buono e sarai un meraviglioso esemplare di maschio.»
Un suono gutturale e profondo inondò l’abitacolo, mentre le nuvole si aprirono mostrando una lucente luna piena.



3 commenti:

  1. Ringrazio fin d'ora chiunque voglia darci un'occhiata. Grazie a voi per questa possibilità.

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