sabato 14 settembre 2013

CERCASI TALENTI #1: Yasmina Perra

Da oggi si da il via al progetto: cercasi talenti.
L'evento su facebook ha riscontrato un discreto successo e saremo lieti di farvi conoscere scrittori, poeti e illustratori, sia già navigati che alle prime armi.
Cominciamo alla grande con un racconto di una bellezza sconcertante.
Una terribile verità vista dagli occhi di una ragazzina, l'autrice è Yasmina Perra.
Non mi resta che augurarvi buona lettura.


* * * * * 

La bambina salvadanaio
Yasmina Perra

Il suo nome era Mary Margaret, ma la padrona lo riteneva un nome troppo altisonante per una negra, per cui l’aveva rinominata Nellie. Tutti i negri della piantagione avevano nomi simili tra loro, brevi, semplici da memorizzare: c’era Sam, c’era Tom, c’erano  Sallie e Polly e poi c’era May.  Quest’ultima era una vecchia balia, quasi cieca, che sedeva nelle cucine dando ordini a destra e a manca. I Padroni non l’avevano ancora venduta per il semplice fatto che era troppo vecchia per ricavarne qualcosa, e in quanto nutrice del padrone, il dottor Pinckerton, in un ispirato moto di carità cristiana lasciavano che vivesse in pace i suoi ultimi anni. Quando Nellie aveva incontrato il padrone nel fienile, era stata la vecchia May a spiegarle come andavano le cose, laggiù alla piantagione.  “Bambina” le aveva detto, “ questa non è la prima né l’ultima volta che vedo accadere cose simili. E presto anche tu ci farai l’abitudine”
E così dicendo carezzava i capelli di Nellie, intonando una cantilena.
“Il padrone non è cattivo. Ma devi capirlo. Sua moglie non è di certo una donna sana. Così sottile, così fragile. E lui è pur sempre un uomo, ha da soddisfare i suoi bisogni. Sa anche essere gentile, qualche volta, te l’assicuro” le aveva detto.
 “ Certo, vallo a dire al mio occhio nero!” aveva sbottato allora Hattie, la giovane cuoca.
Irritata dalle lacrime di Nellie, la ragazza aveva aggiunto senza nessuna delicatezza “Oh, ragazzina, andiamo! Non dirmi che è la prima volta che un uomo ti salta addosso”
La vecchia May  l’aveva cacciata e aveva ripreso a consolare Nellie. “Non so come andavano le cose col tuo vecchio padrone. Ma ora sei qui. E se non lo farai arrabbiare, sono sicura che il dottor Pinckerton saprà addirittura ricompensarti, vedrai.”
A quelle parole, Hattie aveva avuto un moto di stizza, e aveva gettato il suo grembiule ai piedi delle due donne, uscendo dalla stanza come una furia.
“E Hattie?” aveva chiesto la piccola Nellie “Il padrone non è stato gentile con lei? Le ha fatto del male?”
“Non preoccuparti di Hattie. Lei non è come noi. Non sa come comportarsi. Noi invece, piccola mia, sappiamo esattamente qual è il nostro posto”.

Le giornate trascorrevano lente e torride, e Nellie soffocava il pianto nel duro lavoro. Doveva ritenersi fortunata. Le altre ragazze lavoravano la terra, uscivano dalle baracche quando ancora era buio, e nonostante fossero solo ragazzine, il loro lavoro non era diverso da quello degli altri braccianti. Le gambe brune erano coperte di graffi, le loro mani callose e spaccate, e spesso le schiene erano marchiate dai segni della frusta. Nellie, che lavorava in casa, era considerata una privilegiata. Il suo compito era quello di assistere Hattie nella preparazione dei pasti, portare le verdure dall’orto alla cucina, lavare i piatti e lucidare le posate. Quando viveva con la sua famiglia nella piantagione che le aveva dato i natali, Nellie poteva giocare con la figlia del padrone qualche volta, e tenerle compagnia durante il tragitto verso la chiesa, ogni domenica sul calesse. Il suo vecchio padrone permetteva a Nellie di giocare con le bambole vecchie della figlia, e le aveva persino  regalato i suoi grembiulini smessi.  Si sentiva quasi una piccola damina di compagnia, quando accanto alla padroncina, passava davanti alle altre bambine a testa alta. Le altre le rivolgevano uno sguardo d’invidia o d’ammirazione e tornavano a svolgere in fretta i loro compiti, chi a stendere i panni, chi a portare pesanti ceste.
Anche la moglie del padrone era gentile. Profumava sempre di pulito, e di fiori. I suoi guanti di pizzo erano del bianco più candido che si potesse immaginare, e i suoi capelli erano colore del grano. Un pomeriggio mentre Nellie portava i libri alla padroncina, seguendola sul viale a pochi passi di distanza, la signora si era avvicinata e, carezzandole i ricci, aveva  commentato: “Da piccole siete tutte così belle. Delle vere bamboline!”
Doveva aver cambiato idea nel tempo, perché quando la padroncina venne mandata a studiare in un rinomato collegio in città, Nellie venne relegata nelle cucine, e non le fu più rivolta nessuna carezza, né alcuna attenzione di nessun tipo. Era venuta a sapere dalle cameriere che la signora si era lamentata di lei  con il padrone: “Adesso che nostra figlia è in città, non abbiamo più motivo di tenere Nellie. Ha quasi dodici anni e non ha mai combinato nulla. Non ha idea di come si governa una casa, né ha mai aiutato sua madre in cucina. Non è buona neppure per il lavoro nei campi”.
E le lamentele erano presto diventate scenate, e le scenate minacce. Così Nellie era stata messa su un carro e spedita altrove. In cambio la padrona aveva ricevuto una cameriera esperta.
Il suo nuovo padrone era un medico molto ricco e stimato, non le era stato detto altro. Visitava le baracche degli schiavi una volta la settimana per assicurarsi che i sorveglianti facessero il loro dovere, e molto più spesso quando invece era ubriaco. Nelle cucine, Nellie aveva sentito diversi pettegolezzi sul suo conto ancor prima di incontrarlo. “Alle ragazze piace inventare storielle per spaventarti. Non badarci”  aveva detto la vecchia May. Ma Hattie aveva sempre quel suo sguardo tagliente, e si mordeva le labbra con forza, fino a farle impallidire. Ogni volta che May la zittiva, era solita torcere l’orlo del suo grembiule rabbiosamente, quasi a sfogare l’ira.  Nellie era sicura che se solo avesse potuto, Hattie sarebbe saltata al collo della vecchia per strozzarla.
La ragazzina osservava Hattie con occhio attento, per cercare di capire come avrebbe potuto compiacerla. Era bella che pareva scolpita nell’ebano. Aveva un lungo collo aggraziato, un corpo snello e agile, dei capelli lucenti che portava strettamente intrecciati. In principio, Nellie l’ammirava.
Voleva imparare da lei come essere una brava cuoca, voleva esserle d’aiuto, lo desiderava davvero. Ma poi col tempo aveva rinunciato. Hattie era impenetrabile.
Sempre scontrosa e di cattivo umore, sembrava provasse un particolare piacere nel tormentare Nellie in tutti i modi. Non smetteva di rimbeccarla per ogni banalità, e ogni volta che la ragazzina le rivolgeva una domanda, la giovane alzava gli occhi al cielo e le dava un veloce scappellotto, accompagnato da una risposta secca e dal solito commento “Mio Dio Nellie, sei così stupida!”
Solo la vecchia May era gentile con lei.
Le sue mani rugose sapevano lenire ogni dolore con una semplice carezza, le sue parole sagge erano sempre di conforto nelle sere buie. Specialmente quando il padrone irrompeva nella sua stanzetta, reclamando, a suo dire, ciò per cui aveva speso il giorno che l’aveva comprata e portata alla sua piantagione.

Nellie stringeva i denti e sopportava. Fingeva di essere altrove in quei momenti, si sdoppiava. A volte ci riusciva così bene che quasi non sentiva più l’ansimare schifoso del padrone sul suo corpo. Tornava in sé solo quando l’uomo si alzava, commentando sgradevolmente e asciugandosi il sudore sulla camicia, e le lasciava cadere qualche centesimo sul comodino.
Allora la ragazzina riempiva un catino, si sciacquava come poteva, e fissava le monetine. I suoi occhi non si staccavano da quei centesimi. Stava fissando la sua anima, gettata lì, su quel misero comodino. La prima volta le aveva lasciate stare. E alla sera non c’erano più.
La seconda volta era scoppiata in lacrime, e col cuore gonfio di umiliazione se le era cacciate in tasca velocemente, per correre a raccontare tutto alla vecchia May.
La vecchia l’aveva accolta come sempre al suo posto davanti al focolare, l’aveva stretta forte e le aveva asciugato le  lacrime. Stretta nell’abbraccio saldo della donna, Nellie si sentì cento, mille volte fragile.  Lasciandosi andare a un pianto sfrenato, aprì la piccola mano e fece cadere le monetine nel palmo rugoso della vecchia, senza dire parola.
“Bambina mia” aveva detto  lei tenendole la testa tra le mani e scrutandola in viso “Questa è la vita. Conserva queste monete perché ti torneranno utili un giorno. Il padrone è un uomo saggio, e lo sa”.
Così dicendo aveva preso da una mensola un grosso barattolo di vetro, e glielo aveva messo in grembo. “Ti servirà” aveva detto.
Nellie  non riusciva a raccogliere in sé la forza necessaria ad alzarsi. Rimase sul pavimento stringendo tra le braccia il barattolo. Così grosso, così concreto. Il contatto col vetro freddo e spesso le ricordava che non esisteva nessun luogo immaginario in cui isolarsi, nessuna possibilità per la mente di volare via. Quella era la sua vita, e quel barattolo sarebbe stato riempito.
Hattie la trovò ancora là, rannicchiata davanti al caminetto. “Non riesci ad alzarti, dunque?Due o tre colpi di scopa ti faranno schizzare in piedi, dà retta a me” fece afferrando la scopa. In un balzo Nellie fu in piedi. Cercò di sistemare il grembiule in modo che coprisse il grande barattolo che ancora reggeva.
“E così” disse Hattie “Ha dato un barattolo anche a te? Quella vecchia è fuori di testa. Sbrigati, la cucina non si pulirà da sola.”
Nellie prese secchio e straccio e si chinò sul pavimento. Aveva tante domande sulla punta della lingua, ma lì si fermavano. Non riusciva in alcun modo a pronunciare una sola parola. Hattie strigliava energicamente il forno, sembrava pensare ai fatti suoi e non dimostrava nessuna voglia di parlare.
Ma sorprendentemente fu proprio lei a prendere parola
“Parliamo adesso che la vecchia non c’è” disse secca
“Sì signora” rispose Nellie, senza smettere di lavorare
“Quella stravede per il padrone. È stata lei ad allattarlo e a crescerlo, e non fa altro che difenderlo e giustificarlo. Mica l’ha capito che è una negra anche lei”
I fieri occhi neri di Hattie si socchiudevano in un’espressione di disprezzo. “Dalle ascolto e finirai per rinunciare anche a quel poco di dignità che ti è rimasta. Sarò pure una schiava io, ma di certo non mi faccio comprare da chiacchiere e moine. Sai che ti dirà, la vecchia? Che quelle monete che il padrone ti lascia sul tavolino sono un atto di generosità. Che potrai raccoglierle e conservarle per riscattare la tua libertà, un giorno.  Ma sai qual è la verità? Il padrone me l’ha detto.   - Una schiava giovane, robusta e in salute vale molto più di quanto potrai mai accumulare in quel barattolo - Mi ha detto così quel maiale.
-E per giunta- mi ha detto, - Può sfornarti gratis una dozzina di negretti-“
Nellie aveva smesso da un pezzo di strofinare il pavimento. Stava semplicemente seduta per terra, con gli occhi sbarrati, ad ascoltare la voce dura di Hattie.
“Non dirmi che non li hai visti, i bambini della piantagione. Alcuni somigliano tantissimo al padrone. Ce ne sono un paio che sono praticamente bianchi. Hai conosciuto quel ragazzino che lavora nelle stalle? Ha più o meno la tua età. Anche lui è figlio suo.”
Hattie si fermò a fissarla intensamente. “Quanti anni hai, Nellie?”
Un groppo in gola le impedì di rispondere.
“Bah, lascia stare. Non sono fatti miei. Ti dico solo una cosa ragazzina. Io da qui me ne andrò. Dovessi smuovere le montagne, giuro che me ne andrò” disse Hattie. “Tu puoi pure chinare la testa e lasciare che quel barattolo si riempia, e diventare una vecchia imbecille, proprio uguale a May”
In quei giorni Nellie riflettè molto. Si soffermò ad osservare le altre donne che lavoravano nella villa del padrone.  C’erano le brave cuoche, le brave governanti, le brave cameriere. E poi c’erano quelle come lei, sguattere in cucina o nei lavori dell’orto, che non avevano tanta esperienza da potersi ritenere indispensabili alla casa. “Quelle devono solo essere giovani, carine e sapersi togliere i vestiti abbastanza in fretta” aveva sentito dire dai braccianti che scherzando tra loro di rientro alle baracche, commentavano l’aspetto delle ragazze.
Nellie si domandava se anche loro ricevessero le visite del padrone, se anche loro fossero costrette a nascondere i segni dei morsi sul loro corpo, se anche loro tremassero ogni mese all’idea di portare in grembo un figlio.
Ogni volta che incrociava i figli delle cameriere li seguiva con lo sguardo, in cerca di un tratto, di un modo di camminare, di una qualunque somiglianza che confermasse le parole di Hattie. 
Si sentì invadere dalla nausea e dalla vergogna, quando pensò ancora al barattolo in cui conservava le monetine. Lo teneva sotto il letto, nascosto alla vista. La vecchia May non faceva altro che ripeterle che un giorno sarebbe stata grata al padrone per quelle ricompense, che non doveva badare alle parole di Hattie, che era invidiosa di natura, e cercava di osteggiarla.
Dal canto suo, Hattie si era fatta meno scontrosa nei confronti di Nellie. Qualche volta offriva alla ragazzina una focaccia o una pannocchia rosolata nel burro, e le permetteva di riposarsi , mentre raccontava le ultime novità apprese dalle cameriere. “ Vedi” le diceva “Noi negri abbiamo cento occhi e cento orecchie. I padroni nemmeno lo immaginano. Noi selliamo i cavalli, serviamo il pranzo, sventoliamo le loro facce bianche con enormi ventagli, e in realtà raccogliamo quante più informazioni possiamo. Perché se c’è una cosa che l’uomo bianco odia, è che un negro sia istruito”
Nellie aveva sentito raccontare di schiavi che avevano imparato a leggere e scrivere, che erano stati scoperti e deportati o peggio ancora, fucilati. “Ma al nord” aveva detto Hattie “Ci sono bianchi che combattono la schiavitù! Ho sentito dire che molti padroni hanno liberato i loro schiavi, e che ci sono chiese e scuole dove i negri possono imparare a leggere”
Ma la ragazzina non riusciva a immaginare cosa potesse significare. Dal suo vecchio padrone aveva visto la Bibbia e diversi grandi volumi coi caratteri dorati in copertina. Le piaceva guardarli scintillare al sole, e qualche volta aveva osservato la padroncina mentre leggeva a voce alta. Hattie le aveva detto che coloro che imparano a leggere e a scrivere  presto diventano più intelligenti degli altri, e riescono a comprare case e terreni e spesso anche il rispetto degli altri. La vecchia May le aveva raccontato una volta che il padrone era un uomo di grande cultura, che non solo aveva imparato a leggere e scrivere e far di conto, ma era diventato dottore. “Quando uno diventa dottore non solo  è capace di curare la gente” aveva detto con una nota d’orgoglio “Diventa una persona importante. Quando il pastore si è ammalato, giù in città, chi credi abbiano chiamato? Il padrone è un medico formidabile. L’ho sempre detto io, che era sveglio! A tre anni già aveva imparato tutte le canzonette che gli cantavo!”
Nellie si chiedeva come quel bravo dottore tanto rispettato potesse essere lo stesso uomo che non disdegnava di stringerle le mani al collo fino a farla boccheggiare, mentre si agitava su di lei e tutto rosso e sudato, rantolava come un maiale moribondo.
 Era certa che nessun uomo, per quanto istruito, potesse sostituire col denaro e la gloria quella scintilla di umanità che Dio gli aveva donato nel venire al mondo. Prima o poi sarebbe morto. E sapeva, lo aveva sentito nei sermoni del pastore, che davanti al trono dell’Altissimo tutti sarebbero stati giudicati. Persino il padrone. Persino lui.

In momenti come quello,  intenta nei suoi lavori quotidiani, Hattie le posava una mano sulla spalla. Distrattamente, quasi volesse appoggiarsi a lei mentre riponeva i piatti nelle credenze. Ma Nellie percepiva  tutto il calore di quel gesto goffo  che spezzava l’orgoglio.  “So bene a cosa stai pensando” significava. “E ti sono vicina”.

TO BE CONTINUED...

L'autrice

Yasmina Perra è un vero surplus di talento.
Passa dalla scrittura alla pittura in un battito di ciglia, passando dalla bigiotteria alla ceramica.
Ha partecipato all'organizzazione di eventi socio culturali di grande spessore, quali "manicomi aperti" e mostre di vario genere.
Molto attenta al tema dell'alopecia, ha aiutato anche la famosa Jole Serreli nell'evento annuale di sensibilizzazione.
Da otto anni frequenta un corso di scrittura creativa. Eccelle nell'editing, il quale diverrà presto il suo lavoro a tutti gli effetti. Lei stessa è stata chiamata a editare l'antologia "Sono una strega".

3 commenti:

  1. Affronta l'argomento della schiavitù e della supremazia dell'uomo bianco sul nero. L'argomento è interessante e sono curiosa di sapere come si conclude!

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  2. non solo... ritrae all'interno di quella tematica, la condizione psicologica particolare della donna all'interno della schiavitù. Infatti i personaggi affrontano diversamente la loro condizione: la schiava anziana per esempio è completamente plagiata e identificata col suo padrone, al punto da quasi giustificarlo, arrivando a sopprimere ogni solidarietà reale con le schiave più giovani e a cercare di portarle a una rassegnazione che quasi sottintende la leggittimità della supposta superiorità del padrone. Parla anche della condizione della donna disumanizzata che sottoposta a violenze china la testa e accetta che tutte le sue simili facciano altrettanto.

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  3. E' scritto benissimo, con uno stile scorrevole e trascinante. E la tematica è forte. Complimenti davvero! Non vedo l'ora di continuare a seguire la storia della piccola Nelly e scoprire il ruolo che avrà il barattolo di monete...

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