mercoledì 4 dicembre 2013

Emozioni dai libri #1: "I giorni perduti" di Dino Buzzati

Da oggi nasce una nuova rubrica  "emozioni dai libri".
Stralci, incipit, citazioni, poesie o interi racconti. Di libri più o meno noti.
Letture per incuriosirvi, emozionarvi e farvi vivere nella storia.
Voglio iniziare con un intero racconto del celebre Dino Buzzati.
Un racconto fulminante, da cui può partire anche una bella riflessione.
Se vi va lasciate un commento e diamo il via a una discussione post - lettura.


I giorni perduti
Dino Buzzati 

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta e caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel dirupo che era colmo di migliaia e migliaia di altre cassi uguali.
Si avvicinò all’uomo e gli chiese: –Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?
Quello lo guardò è sorrise: –Ne ho ancora sul camion, da buttare. Non sai? Sono i giorni.
–Che giorni?
–I giorni tuoi.
–I miei giorni?
–i tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Kazirra guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno.
C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se n’andava per sempre. E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo e c’era dentro una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.
Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo aspettava da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
–Signore! – gridò Kazirra. –Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva.


8 commenti:

  1. Già...i rimpianti.
    Purtroppo i giorni vanno e non tornano più, ogni attimo unico e irripetibile va via.
    Quindi bisognerebbe vivere al meglio la vita e custodire tutto quello che ci è prezioso.
    E' un bellissimo racconto, davvero toccante e introspettivo.
    Le cose passate non tornano.
    Bisogna cogliere l'attimo.

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  2. Beh,questo racconto coglie a pieno il problema,il tempo che scorre e che non ci viene ridato. Spesso neanche ce ne accorgiamo di quello che perdiamo,finché non è troppo tardi e rivogliamo indietro quello che non si può più avere. Bisogna vivere ogni secondo, ogni minuto che ci viene donato perché non ci ritornerà indietro.E' davvero un bellissimo racconto,che fa riflettere,complimenti :)

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    1. E tu segui questa filosofia?

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    2. mmm....diamo che come molte persone anche io spesso non mi rendo conto del tempo che spreco vivendolo male,invece di usufruirlo a meglio..
      tu invece?

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    3. * diciamo

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. Io cerco di viverlo al meglio,ma le occasioni le si perdono comunque.Non ce ne rendiamo conto...Sono d'accordissimo con i tuoi commenti cara ;)

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    6. Ma ci sono altri racconti di questo autore?

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